Cos’è e come funziona
Il fido di cassa, o apertura di credito in conto corrente (APC), è senza dubbio la forma di finanziamento più semplice e conosciuta tra le imprese.
Ma siamo davvero certi di comprenderne a fondo le caratteristiche, e quindi di sfruttarne al meglio le opportunità?
In concreto, il fido di cassa è una linea di credito sempre disponibile, che consente all’azienda di disporre di liquidità immediata quando serve. È uno strumento estremamente flessibile: si può utilizzare in qualunque momento, senza preavviso e senza una finalità.
A differenza delle linee di smobilizzo crediti, che richiedono la presentazione di fatture o documenti per anticiparne l’incasso, il fido di cassa è sempre pronto all’uso.
Un altro vantaggio è che gli interessi si pagano solo sui giorni di effettivo utilizzo: appena entra un incasso, il debito si riduce automaticamente e la disponibilità si ripristina.
I vantaggi della flessibilità
Per molte imprese, il fido di cassa rappresenta un vero ammortizzatore di liquidità.
Può servire, ad esempio, per coprire i periodi di disallineamento tra entrate e uscite, mantenendo regolarità nei pagamenti e stabilità nei rapporti con fornitori, clienti e collaboratori.
Usato bene, è uno strumento prezioso per dare respiro all’operatività quotidiana senza ricorrere ogni volta a nuovi finanziamenti.
I costi
La comodità, però, ha un prezzo.
Il fido di cassa è infatti una delle linee di credito più costose, con tassi d’interesse generalmente più elevati rispetto ad altre forme di finanziamento.
A questo si aggiungono commissioni fisse, come la commissione di messa a disposizione fondi: un costo che si paga anche se non si utilizza il fido, per il solo fatto di averlo a disposizione.
Sottovalutare questi oneri può rendere il fido uno strumento oneroso, soprattutto se diventa una fonte di finanziamento abituale invece che temporanea.
Gli errori da evitare
Uno degli errori più comuni è usare il fido di cassa per finanziare investimenti durevoli, come l’acquisto di macchinari o mezzi aziendali.
In questi casi è più corretto ricorrere a finanziamenti a medio-lungo termine, con un piano di rientro chiaro e sostenibile.
Il rischio, altrimenti, è trasformare il fido in un debito cronico: un utilizzo continuativo che riduce la capacità di manovra e aumenta l’esposizione e la dipendenza… verso la banca.
L’istituto di credito può modificare il tasso debitorio con una variazione unilaterale aumentando dunque gli oneri finanziari per l’azienda.
Va inoltre ricordato che il fido di cassa è “a revoca”: la banca può chiederne il rientro, anche con breve preavviso, per esempio in caso di peggioramento del merito creditizio dell’azienda.
Ciò significa che proprio nel momento di maggiore bisogno – ad esempio, se i pagamenti dei clienti rallentano o il fatturato scende – la banca potrebbe ridurre la linea o revocarla del tutto.
Pianificare è meglio che Curare
Il fido di cassa è come un ombrello: utile quando piove, ma da riporre quando torna il sereno.
Per questo è fondamentale pianificare l’importo e l’utilizzo del fido, coordinandolo con le altre fonti di finanziamento.
Rinegoziare mutui o prestiti di medio periodo, senza partire proprio dalla gestione del breve, può essere una mossa ingenua che espone l’azienda a rischi finanziari potenzialmente letali.
Occorre dunque pianificare al meglio quando le cose vanno bene, quando tempi e potere contrattuale sono dalla parte dell’azienda per accedere alle migliori condizioni sul mercato.
Oggi la vera forza non risiede meramente nell’ottenere credito, ma nel saperlo gestire con lucidità e visione.