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IL BIAS della CONFERMA

Riprendiamo la presentazione dei Bias cognitivi: ovvero quelle scorciatoie mentali che influiscono silenziosamente sulle nostre scelte.
Tuttavia queste scorciatoie generano pregiudizi, che spesso rendono le nostre decisioni economiche e finanziarie inefficienti.
Il bias di conferma è la tendenza, spesso inconscia, a dare maggiore peso alle informazioni che confermano le nostre convinzioni, ignorando o minimizzando quelle che le mettono in discussione.
In pratica, selezioniamo i dati che “ci fanno comodo”, anche quando non sono i più corretti o completi. Questo meccanismo non riguarda solo l’opinione personale, ma incide direttamente sul modo in cui raccogliamo, interpretiamo e ricordiamo le informazioni.

È una strategia mentale che riduce l’incertezza e l’ansia, ma che può diventare molto costosa nelle decisioni economiche e imprenditoriali.

Per un piccolo imprenditore il rischio è concreto:

  • si cercano solo numeri che confermano che “l’azienda va bene”,
  • si sottovalutano segnali di allarme (margini in calo, clienti che cambiano comportamento, costi strutturali che crescono),
  • si difendono scelte passate anche quando il contesto è cambiato.

Il bias della conferma agisce anche nel marketing e nelle scelte strategiche: si continua a puntare su un prodotto, un fornitore o un modello di business perché “ha sempre funzionato”, ignorando segnali di mercato che suggerirebbero un adattamento. Questo porta a una forte resistenza al cambiamento e, nel lungo periodo, a perdita di competitività.
Lo stesso vale nella gestione finanziaria: investimenti mantenuti troppo a lungo, eccessiva fiducia in una singola strategia, lettura selettiva delle notizie economiche. Nei momenti positivi il bias alimenta l’euforia, in quelli negativi amplifica il panico, offrendo un supporto di massa alle bolle speculative.

La buona notizia? il bias della conferma si può contenere. Ecco come:

  • confrontando più fonti e più punti di vista,
  • basando le decisioni su dati oggettivi e non solo su sensazioni,
  • accettando che cambiare idea non è un errore, ma un segnale di maturità imprenditoriale.

In questo senso, il confronto con un consulente esterno o con figure non coinvolte emotivamente nell’azienda diventa un vero strumento di governo, non un costo. Serve proprio a mettere in discussione le certezze e a vedere ciò che, da soli, rischiamo di non voler vedere.

Se tutti attorno confermano sempre la tua idea, non stai guidando: stai rassicurandoti.